E lascio che i cespugli si diradino
commossi e melodiosi di spine,
tiranni del destino che mi trascino
e che mi seduce le spalle.
Al largo di acque grigie,
di amplesso che modello con carezze
e nel devastante rigurgito
al tremare del presente.
Mi atteggio con verve
in questo macello di bestie
e lecco l’umore che ti cola dalle gambe
inchiodata su uno stelo di pelle.
Senza più armonia
che implacabile sconvolge nelle vene,
scosse e vociferare
e muscoli contratti che crescono al mio dilagare.
6.12.09
CONFESSIONE
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